.: O Brasil da maioridade

Un poliziotto a cavallo disperde i manifestanti durante le proteste a Rio de Janeiro

La Polizia a cavallo disperde i manifestanti durante le proteste a Rio de Janeiro – Globo

La sensazione che si prova a vedere il risultato di quanto successo sinora in Brasile è di soddisfazione.

In generale, dopo le proteste iniziate lo scorso anno in Nordafrica e arrivate ovunque grazie allo scambio nei Social Network, la manifestazione di dissenso non è una novità introdotta dal Brasile (che pure è il terzo Paese al Mondo per numero di interazioni quotidiane nelle reti sociali digitali). La differenza sta nel fatto che, per la prima volta, queste forme di protesta accadono in un una nazione “occidentale”. E questo è un risultato soddisfacente.

Tralasciando la copertura mediatica, alla ricerca del sensazionalismo (anche se comprensibilmente), il lato positivo è che da oggi in avanti i terzomondisti hanno perso il diritto di classificare il Brasile tra i paesi in fase di sviluppo.
Il Gigante ha mostrato le sue forze, in uno spasmo tutto sommato disarticolato, ma comunque importante.

Si è discusso dell’assenza di leader, ma bisogna ricordare che non esistono “protocolli” per fare una sommossa digitale. Queste sono “Prove Tecniche di Rivoluzione” e va bene così.

Il Brasile è diventato Brasile 2.0. È diventato adulto.

Meno di trent’anni fa era una dittatura militare, oggi è un colosso economico dotato di risorse e con moltissima strada libera davanti a sé. I problemi ci sono, ma è voler puntare il dito verso il monumento alla banalità: in Italia abbiamo “ancora” la Mafia, non mi pare che stiamo messi meglio. Ognuno pascoli il suo gregge.

L’analogia, semmai, è un’altra.

Con la caduta della dittatura militare, il Brasile è entrato in coma farmacologico. Non ha ghigliottinato le teste pensanti (esattamente lo stesso errore che abbiamo fatto noi in Italia) ed il risultato è stato una specie di Voldemort “de noantri”, tanto a Brasilia come a Roma.

Il sentimento nazionalista brasiliano, però, è chiassoso, il che è un bene ed un male allo stesso tempo: da un lato, i brasiliani hanno orgoglio di essere brasiliani. Dall’altro, non riescono a distinguere gli orgogliosi dai nostalgici (“Semo tutti bbrasiliani”) e per lo stesso motivo.

Quando una manifestazione porta in piazza 1 milione di persone in una sola città, e altri 100 centri urbani importanti si fermano tutti contemporaneamente, il messaggio dovrebbe essere chiaro. Peccato che qui si innesca il più machiavellico loop della democrazia.

Il popolo protesta, i governanti lo appoggiano. L’assurdo in azione. Il canovaccio di un’opera lirica.

Il sindaco, il governatore, il presidente… tutti a dare appoggio alla protesta che loro medesimi hanno generato tra i meandri della “diplomazia politica” (AKA, compravendita di voto). Il principio di base dell’Aikido: Non opporti; Accompagna.

Questo è il trucco. Il peggiore.

Io creo un problema per cui tu protesterai. Quando starai protestando, ti indicherò l’ombra del colpevole dietro al paravento e ti inciterò ad abbatterla. Quando la starai abbattendo, ti attaccherò per essere un violento e lo farò con altra violenza. Poi ti darò supporto finchè non starai nuovamente in forma. Da lì, ricominceremo tutto da capo.

Metti la cera. Togli la cera.

Perchè dico che tutti gli sbirri sono bastardi?
Non ce l’ho con le persone. Ce l’ho con quello che succede alle persone quando indossano la divisa. È triste, perchè vivono orgogliosamente in pericolo costante.

Il pericolo non sono le persone che protestano. Il pericolo sono le idee in cui credono. Disciplina. Ordine. Gerarchia.
È curioso, ma sono le stesse cose di cui hanno bisogno gli autistici.

Ieri notte, a Rio de Janeiro, una squadra della polizia militare, reparto motociclisti, ha attaccato in corsa un gruppo di manifestanti fermi davanti all’Ospedale Souza Aguiar. I manifestanti non stavano protestando, erano lì per rimettersi in sesto dai lacrimogeni lanciati su di loro durante la manifestazione conclusasi poco prima. L’attacco è arrivato sotto forma di proiettili di gomma, che hanno ferito 14 persone.

Se dico che le forze dell’ordine sono un aborto della società civile, non lo faccio perchè non credo in loro. Lo faccio perchè non credo negli esseri umani. Se esiste una forza armata che tutela l’ordine è perchè i cittadini oscillano continuamente tra il compatimento pubblico e il vantaggio individuale. In altre parole, “se possono, è probabile che ne approfittino”.

Il cittadino non crede nella pace che professa. Dovrebbe contribuire a tutelarla, ma non sa e non vuole farlo. Allora, è il cittadino che deve essere tutelato da sé stesso. Se questa non è una bomba atomica nel cervello… non so più cosa sia.

.: In šāʾ Allāh

In šāʾ Allāh significa, nel caso specifico in Arabo, “Se Dio lo vuole”… e questa frase, in qualsiasi lingua la si pronunci, mi urta.

“Sono al lavoro, ci vediamo piú tardi…”
“Se Dio vuole…”

Come “se Dio vuole”? Io sto lavorando, è una settimana in fiamme, faccio più fatica a cercare di incastrare gli appuntamenti e le cose da fare che nemmeno stessi invadendo la Siberia… e tutto si riduce a “se dio vuole”?

Ma lo deve volere per forza! E mica sto chiedendo di vedere il lato buio della Luna!
Mi urta, non ci posso fare niente. Mi urta parecchio.

Essere confinato allo stesso livello di fatalismo di una zanzara nel palmo di una mano mi urta.

Ma tra poco mi passa, se Dio vuole…

.: Pulizie e novità

Operai pulendo un hard disk... nel mondo dei MiniMe...

Serve fare pulizia, di tanto in tanto, per mantenere in ordine molto piú che la rubrica telefonica…

 

E siamo alle solite…

Puntualmente sono alle prese con una rubrica telefonica molto ma molto incasinata… numeri che non ricordo… nomi incompleti… e la sola cosa realmente utile è ricominciare praticamente tutto da capo.
Non è un problema, anzi… certe volte mi attrae molto più sapere che devo rimboccarmi le maniche e ricominciare, piuttosto che cercare di rimettere in piedi pezzi pericolanti di cose giá destinate a restauri ben piú invasivi.

Girovagando per il mio computer, poi, mi è sembrato anche fin troppo evidente che il passo da una pulizia, impegnativa, ma pur sempre UNA, a rimettere a posto tutto l´ecumene virtuale che ho immagazzinato nel corso di anni su svariati hard disks, pendrives, cd di ogni grandezza e colore, è veramente un attimo.

Ho fatto una lista, sommaria ma utile, ed ora ho come minimo un punto di partenza chiaro.

Tutto comincia con il mettere in ordine i contatti della rubrica.
Pare facile, a prima vista, ed in fondo lo è anche dal punto di vista strettamente pratico. Il lato complicato, peró, è andare dietro a tutte quelle informazioni che non conosco, tipo gli indirizzi di casa di un sacco di gente, o la data del loro compleanno, o appena una fotografia che non sia un carnevale ambulante in fermo-immagine.

Ma per molto di tutto ció c´è Facebook. È tempo di fare un po´di sano stalking vecchio stile. Ma almeno stavolta non si potrá offendere nessuno… diciamo che è tutto a fin di bene.

Il secondo passo è mettere a posto i film scaricati in anni e anni di saccheggi effettuati tramite torrent, emule e qualsiasi programma per scaricare video da Youtube che abbia avuto la delicatezza di funzionare con poche bestemmie.
Ora, mettere in ordine i film non è niente di trascendentale; nel senso che con un paio di cartelle ben organizzate e un poco di sale in testa, in capo a qualche ora il grosso dovrebbe essere fatto.

I problemi cominciano quando si va a mettere in movimento la cartella Musica. I file da rimettere in piedi sono migliaia, e molti non sono nemmeno conenuti in alcun album.
La mia unica fortuna è che per questo argomento ho una certa dose di curiositá intrinseca… e una buona stella (comunemente detta ´culo`) per riuscire a trovare un a qualche soluzione di comodo che mi permetta di organizzare una cartella in modo quasi decente. Illustrazioni di album trovate grazie a San Google, una pignoleria che regge i colpi e qualche illuminazione alla disperata. Se si esclude il tempo, che non è praticamente mai abbastanza, ho quasi tutto quello che mi serve.

E dopo il purgatorio, in una Divina Commedia a ritroso, si arriva all´incubo di ogni mio Hard Disk: la cartella Immagini.

Fotografie… illustrazioni… jpeg e compagnia che sembrano uscite da una ricetta medica, tanto sono indecifrabili!

Non ho il coraggio nemmeno di pensarci, ma visto che siamo in ballo…

Qualsiasi sviluppo, cerco di tenere informato chiunque abbia a cuore la mia salute mentale.

Cheers!

Quarto principio dell´officina
Più attentamente si pianifica un lavoro, maggiore è la confusione quando qualcosa va male

.: La Storia dell´Arte

Art Gallery

Una moderna esposizione di Arte, in qualche posto del Mondo

Devo confessarlo, ho massacrato molto le scelte fatte fino ad ora nella mia storia scolastica e, poi, professionale.
Eppure, ogni giorno, ogni minuto, sento la necessità di rivedermi, ripensarmi, ritornare a giudicarmi.

Ho commesso un errore importante, in tutto questo baule di considerazioni: mi sono dimenticato del motivo di fondo.

A pensarla in senso assoluto, la Storia dell’Arte è appena il punto di incontro di ciò che siamo come esseri umani. Tutto ciò che il Mondo ci offre, ha due origini e solo due: Naturale o Umano.
Non attribuiamo caratteristiche negative al prodotto naturale. Non possiamo.
Non esiste qualcosa della Natura che possiamo giudicare in senso negativo assoluto.

Un paesaggio desolato è un paesaggio desolato, ma per nostra genetica sappiamo, in fondo, che la sua presenza è funzionale a qualcosa che potremmo disconoscere.
Non si tratta, in realtà, di una specia di “sesto senso”… è più simile ad una pulsione che provoca scomodità.
Sappiamo che quel tale albero, quell’ammasso di pietre, quel declivio ripido non sono “belli”, ma mai e poi mai riusciremmo a dire che sono “brutti”.

È una questione che va al di lá della semantica.

Ciò che vediamo ci appartiene per nascita. Possiamo identificarlo come “terribile”, ma ancora sperimenteremmo quella impotenza totale, quel sublime – in senso kantiano – che non ci permette di andare oltre, alla ricerca della “sfida” con l´elemento posto a noi dinnanzi.

Esattamente l´opposto accade con tutto, ma proprio tutto, quello che è in qualche modo generato dalla mente dell’Uomo.

L´Arte può veramente essere bella o brutta, a seconda dell’impatto che ha su di noi. E non importa il suo formato – un quadro, una scultura, un’installazione o una musica… e via discorrendo -, ma importa il modo in cui noi subiamo il suo impatto diretto.

Anche così, però, c’è una cosa che non riusciamo a toglierci dalla mente: il “perchè”.

In quel momento accade un vero miracolo; la cosa è brutta… ma perchè?

È brutta rispetto a qualcos’altro? E se si, perchè quell’altra cosa non è brutta allo stesso modo? Quale il parametro? Quale il motivo? Quale lo scopo dell’una e dell’altra?

Eccesso di speculazione, questo sicuramente…

Eppure…

Eppure c’è qualcosa di più. E bisogna comprendere l’Arte nel suo intento perchè il perchè affiori e respiri dentro di noi.

Appena entrato in Ping.fm. Vi informo del potenziale appena ne capisco di più! 😉

.: Oggi è giornata di riflessioni estemporanee

Oggi è giornata di riflessioni estemporanee.

C’è sempre una strana sensazione nell’alzarsi alle dieci e un quarto antimeridiane.
Difficile da spiegare… ma forse ancora più difficile da vivere senza provare una punta di rimorso.

Hai come l’impressione di essere un Arsenio Lupin in piccolo… in quanto ti permetti il lusso di scrostarti dal letto quando il lavoro ha già preso, tra le persone normali, la sua dimensione abitudinaria e lo stress ha il suo posto d’onore.

Oddio… non che chi si alza alle dieci debba essere necessariamente un fancazzista…anzi.
Magari, come nel mio caso specifico, è proprio grazie a chi si alza in “slow-motion” al mattino se i lavoranti abituali riescono a sopravvivere senza accarezzare il suicidio.
In fondo è proprio da noi che lasciano lo stress, nel fondo di un bicchiere, prima di ritornare nel caldo dei loro lettini…

Comunque…

A differenza del solito, ho passato una serata molto tranquilla ieri. Anche perchè ho disertato il .Calavera Cafè.
O.K. Qualcuno potrebbe rimproverarmi che, in qualità di proprietario del suddetto locale, forse queste “scappatelle” non si possono classificare alla voce: “Furbate“.

Ad ogni modo, ne ho approfittato per andare a trovare Federico “Chicco”, anche lui gestore di un locale (Realmente esistente) in pieno centro. Tra un sorso di Maker’s Mark ed uno di Macallan siamo rimasti a chiacchierare fino a mezzanotte e dispari.

Una di quelle lunghe chiacchierate tra colleghi, in cui dai l’impressione di essere professionale anche se stai parlando di qualche bel posteriore o di quanto beve un gestore in una serata morta… e questi conteggi, ovviamente, si fanno in ettolitri. Il che rende tutto ancora più interessante.

Chi ti osserva dal di fuori, sarebbe quasi disposto a credere che tu sia una persona seria… o poco meno.
Ma chi conosce le regole di quel gioco “quasi” innocente, sa che gli argomenti hanno un ben altro spessore.

Tutt’a un tratto, un colpo. Tra testa e collo. È apparsa Lisa.
Bella, come un Jack… (Mamma mia che romanticismo… ma ricordate sempre che dipende dai punti di vista!)
Dolce, come il risveglio quando nell’aria si avverte distintamente il profumo del caffè. (Così forse faccio contento qualcuno in vista di S. Valentino)
Sensuale, come la prima volùta di fumo che si alza verso il cielo quando il tabacco fa all’amore con il calore di un cerino….

Credo di non aver avuto la forza di staccarle gli occhi di dosso. Tutto si è confuso… un indefinito spazio sfocato, in cui solo lei appariva in tutta la sua bellezza.
Ho smesso di pensare.

Tante sono le persone che vengono quotidianamente fuori da storie… strane.
Ma non è detto che ciò accada per caso.

Sono un fatalista. Un epicureo anomalo.

Credo che se non esiste già un destino… ci accadono cose che hanno l’unico scopo di preparare il terreno per altre emozioni, magari più importanti e profonde.
Avvenimenti propedeutici“… si potrebbe forse chiamarli così.

E tante volte, si fanno accompagnare da un verbo troppo deciso: innamorarsi. Altre volte, no.

A me San Valentino porta male. E San Faustino pure peggio.

Speriamo che questa volta non sia così.

Auguri Lisa.

E Prosit a tutti voi. Giovani avide menti.

“Il sintomo dell’Amore si ha quando qualcuna delle sostanze chimiche che abbiamo dentro funziona male.
Ci dovrà essere qualcosa nell’Amore, se le sostanze chimiche ci dicono qualcosa.”
Andy Warhol

.: Desidero chiedere scusa

Desidero chiedere scusa a tutti.
Ma sono stato incasinatissimo con gli esami. (Del tipo 3 in 10 giorni!!!).

 Ad ogni buon conto… eccovi i risultati:

– Letteratura Italiana (Prof. R. Bruscagli) – Voto: 30
– Storia del Teatro (Prof. C. Molinari) – Voto: 28
– Informatica e comunicazione – che NON dovevo seguire… (Prof. Bonechi) – Voto: 27

Oggi si offre da bere a tutti!

E io mi scialo un po’!

CHEERS!!!

.: Sarò anche arretrata…

Sarò anche arretrata,
ma io questi aggeggi moderni non li capisco… Preferisco il vecchio metodo “carta-e-penna”. Ma il Capo oggi mi ha piazzato questo…questo… “coso” …davanti agli occhi mentre ero intenta a meditare (se così si può chiamare l’arte del fissare un bicchiere di Porto con le braccia conserte, buttata su una sedia e senza pensare a nulla…), e mi ha detto di
“metter giù qualche parolina”
per tenere un diario delle giornate che passano qui al “Piccolo Limbo”, comunemente chiamato Calavera Cafè.

O.O “Qualche parolina” ?!

Toglimi una curiosità, Grande Capo: ti rendi conto di quante migliaia e migliaia di “paroline” esistono nella lingua italiana??

Se avesse detto la stessa cosa a Lloyd, quest’ultimo avrebbe preso le sue parole ALLA LETTERA: vuoi “qualche parolina”, Mr Calavera?

albero miele casa frutta margherita mare diavolo erba giallo velo uomo berretto

Così da riempire intere pagine scrivendo cose senza senso…!

In effetti, c’è da ammettere che nessuno qui è del tutto a posto con il cervello… Altro che locale, sembra di essere al manicomio!! Dal Capo a Thèrese, passando per Lloyd, François e Pachanga… Nessuno, e sottolineo nessuno (lo farei, se solo sapessi come funziona questo ammasso di ferro), riesce a discutere senza dire una stupidaggine… Ma al Grande Capo questo piace, quindi contento lui…

Signore e signori. (luce soffusa, telecamere e luci puntate su di me, abito azzurro elegante, cartelletta in mano e atteggiamenti alla Maria De Filippi…) Vi presento le prime cinque posizioni della Top Five valida per il concorso “L’idiota più idiota”:

In 5a posizione, il francese telepatico, che azzecca i gusti dei clienti ancor prima che questi abbiano aperto bocca, che riesce a far incazzare un ghiro imbottito di calmanti se storce un pò il naso all’abbinamento di bevande richiesto… François!!

Più in alto la cuoca, la mente geniale del menù del Calavera Cafè, capace di cioncarti le mani con una forchettina da dessert se provi anche solo a toccare le sue pentole…a voi, Thèrese!!

Al gradino più basso del podio, il magazziniere, il pignolo con il sorrisetto ebete stampato in viso, che non sopporta se una SUA cosa è stata spostata di 1 centimetro, costantemente incazzato con gli altri del gruppo, ad eccezione del capo e di Lloyd… Pachanga!!

Al secondo posto il capo del “Limbo”, la mente geniale, colui che poco meno di un’ora fa mi ha appioppato questo gingillo e mi ha imposto di imparare ad usarlo, lunatico e che per pochi punti non superava il maggior “sparacavolate” del Calavera Cafè… Calavera!

In testa alla classifica di degrado mentale c’è lui, il barman più amato dalle donne, un autentico maestro nell’arte della “cazzata”, non passa un minuto senza prendere in giro qualcosa o qualcuno, senza fregarsene minimamente delle conseguenze che le sue parole potrebbero causargli… per voi, Lloyd!! (onde umane dal pubblico, fischi e fuochi artificiali in studio…)

 Lloyd mi sta chiamando…credo di aver capito
Giselle!!!! mi sa che qui c’è bisogno di un pò di aiuto…”
…Qualcuno ha spaccato un piatto e Thèerese si è arrabbiata di brutto. Meglio andare ad aiutare gli altri, altrimenti qui il “piccolo Limbo” farà una brutta fine.

Ecco, pur non avendo fatto la “bastardata alla Lloyd” di cui ho parlato inizialmente, ho scritto anche io qualche stronzata…

Olà!!

.: Buonasera a tutti….

Buonasera a tutti.

Come molti di voi hanno postato, oggi è la giornata in ricordo di quella “cosa“, tanto immensamente criminale quanto poco elegantemente descrivibile, che fu (ieri come oggi) la Shoah.

Il mio post di stanotte voleva raccontare, dietro la maschera dell’inesistente “Giornata del suono onomatopeico”, qualcosa di molto simile. Ma proiettato in quel tempo senza tempo che è la successione delle scene nel mondo dell’Assurdo.

Filippo vuole essere lo spettro di tutti coloro che subiscono ogni giorno lo smacco della discriminazione.

Troppo spesso ci capita di ripetere lo stesso errore, dimostrando che “Historia magistra vitae” è soltanto una proposizione da versione di latino. Di quelle che si facevano al liceo. Di quelle che ognuno di noi ha affrontato nel recente o remoto passato.

Allora, tutti noi imparammo cosa voleva dire in italiano quella frase.

Oggi, sapremmo tradurne ad occhi chiusi la forma, ma non più il senso.

Dagli sbagli del passato si impara. O in linea di principio, si dovrebbe imparare. E invece… ‘Noi’ abbiamo imparato come continuare a sbagliare.

Diego Cugia… in arte Jack Folla… parlò per tutti dal suo Alcatraz.

“Siamo noi il più grave errore del nostro tempo…
perchè siamo colpevoli della nostra infelicità e di quella degli altri.
A forza di fregarcene di tutto e di tutti, ci siamo fregati con le nostre mani.”

…quanto vorrei che non fosse vero.

Un brindisi a quanti oggi hanno lanciato in aria un pensiero.

Volerà sulle ali di un gabbiano. Magari consumando miglia e miglia, fino a raggiungere l’altro capo del Mondo.

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…”Ciang, questo mondo non è il Paradiso?” […]

“No, Jonathan… il paradiso non si trova nè nello spazio nè nel tempo.
Per trovare il Paradiso dovrai imparare a volare alla velocità del pensiero.
Per arrivare in qual si voglia luogo… Devi innanzitutto persuaderti che ci sei già arrivato.”

– Il Gabbiano Jonathan Livingstone – R. Bach

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.: Gniiiiieeeeeeek…… Clack!:.

“Gniiiiieeeeeeek…… Clack!”

Il suono della porta che si apre… e si chiude. Descrivendo con inconfondibile clangore il momento in cui due mondi si dividono.

Questo il buongiorno di Lloyd questa mattina.

Io ero già dentro, appena arrivato. Tazza di thè bollente tra le mani. Pensieri sconnessi che si accavallano nella testa. Lista mentale delle cose da fare. E un secondo per depennare quelle più odiose.

Cinque minuti di fantastico, estatico, godereccio silenzio per fantasticare su una giornata fredda, sì, ma in linea di principio “normale”. E dopo una lunghissima frazione di secondo… quel rumore di merda che spazza via in un pugno di decibel ogni favoleggiamento.

Certo, ha il vantaggio di restituirti la base di appoggio della realtà… ma insomma… un po’ di tatto! E che diamine!

Lloyd che mi guarda come fossi un fantasma. E la successiva domanda mi si stampa nel cervello come il silenzio tra due colpi di clacson.

“Come va? Bella giornata eh? Sbaglio o ti vedo un po Sgrunt?

La mia risposta vorrebbe adoperare tutte le sconcezze che possono stare in una frase detta in un unico, magari profondo, respiro.

Ma voglio vederci chiaro. Per quale assurda logica un cervello medio dovrebbe partorire un suono onomatopeico a mò di saluto?

“No, non sono nervoso. Ma mi piacerebbe capire con cosa hai fatto colazione stamattina.”

Umpfh! Non apprezzi mai le novità… e soprattutto non leggi il giornale. Sigh! C’è un sacco di gente che oggi non fa altro che emettere suoni da fumetto… possibile che non te ne sei accorto? Tsk tsk tsk… È la – Giornata del suono onomatopeico!!! Aggiornati!!! Bah!

Ok… ricapitoliamo.

Il mio barman entra nel locale emettendo suoni gutturali e paradentali come fosse un “Almanacco di Topolino” e alla mia domanda sulle sue abitudini alimentari antimeridiane mi risponde che sono arretrato e che devo leggere il giornale, perchè anche oggi il mondo si è svegliato completamente folle e tocca assecondarlo.

Vero è che forse viviamo in un’epoca in cui se non sei Trendy sei OUT (il che suona già di suo abbastanza onomatopeico)… ma credo, spassionatamente, che se la smettessimo di fare gli imbecilli forse qualcosa si potrebbe anche cambiare.

Ad ogni buon conto, mi affaccio dall’ingresso principale e mi guardo attorno.

Allucinante!

Un mare di persone, con niente da fare, che aspetta l’autobus scambiandosi reciprocamente saluti e cornuterie sviscerando frasi praticamente senza senso. Autisti che ripetono il Piiiiiffffff dei freni e il Tzsssssss delle porte anteriori-centrali-posteriori che eseguono diligentemente il loro compito.

Automobilisti indisciplinati come bestie che ripetono i loro Sgrunf, Peeeeeew Peeeeew, Wrooooooooooom, Screeeeeeeetch, come fossero in preda a convulsioni spasmi e crisi mistiche.

La Municipale che a sirene “urlate” si fa strada tra le auto e fischia con due dita tutti i trasgressori…

Sembra il set di “Chi ha incastrato Roger Rabbit”… mancano soltanto i cartoni animati.

Una ragazza in corsa si ferma davanti a me: “Pant Pant… mi scusi…. Pant… sa dirmi l’ora?”

“Un quarto alle undici”

e lei… “Fiiiiuuuuuh! Ah! Pensavo fosse più tardi… Grazie! Pant Pant

La seguo in Slow-motion… voglio illudermi che sia tutto uno scherzo. Pellicola di cellulosa su cui è impressa una storia di fantasia. Ma poi ci ripenso. Chi credo di essere? Jim Carrey in “The Truman Show“? Perchè mai qualcuno dovrebbe costruire un set gigantesco per fare uno scherzo a me?

Continuo a seguirla. Ma l’azione si interrompe su Filippo. Un vecchietto che bazzica spesso da queste parti e che per la prima volta mi si avvicina.

Temo. Sul serio. Ma il mio timore è infondato.

Mi fissa per un po’… tira su le spalle e se ne va per la sua strada.

Filippo è così. Fa finta di non capire. Basta un suo gesto a farti comprendere che forse basta davvero poco a vivere tranquilli. O quantomeno a non lasciarsi coinvolgere.

Basta un suo gesto perchè Filippo non può fare altro. Filippo è sordo dalla nascita.

Forse gli sarebbe piaciuto imparare a parlare. Unire le parole a formare vertiginose colonne di pensieri, riflessioni, emozioni… ma semplicemente non può. E come lui, molti altri.

Per la prima volta sono loro che possono permettersi il lusso di non ascoltare ciò che abbiamo da dire. Soltanto perchè fa moda.

Quando li incontrerete… domani, quando questo Galà della stupidità sarà finito,… andate a ringraziarli. Perchè loro non vi hanno giudicato.
Semplicemente, non ne hanno avuto la possibilità.

Senza parole, basta un sorriso. A differenza nostra, a loro basta davvero un gesto per capire il mondo e la sua architettura.

E soprattutto, abolite quell’espressione idiota dalla faccia. Non siete voi a fare un gesto umanitario. Sono stati “LORO”.

Ma se questo non dovesse succedere, perchè in tanti si sentono “superiori”. Non vi preoccupate. Tornate a casa. E chiudete la vostra dogana. Escludeteli dal vostro mondo con un semplice vocalizzo…

“Gniiiiieeeeeeek…… Clack!”

Spero vi rimangano tre dita dentro.

Lloyd? Un caffè ristretto per favore. Sgrunt!

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